Archeobotanica - Civiltà Nazca



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Da: "Atti del Convegno Internazionale" - Brescia, 1988

Anno 1988



I RESTI BOTANICI DEL SITO ARCHEOLOGICO DI CAHUACHI (NAZCA, PERÙ)

 

Luigi Piacenza

 

 

ABSTRACT

Botanical remains from the archaeological site of Cahuachi (Nazca, Perù) - This paper presents the results concerning the ancient plant material found during the archaeological excavations in Nazca (Perù), in a period ranging from 1984 to the present time, conducted by the "Progetto Archeologico Nazca", Missione Archeologica Italiana, supported by che "Centro Italiano Studi e Ricerche Archeologiche Precolombiane" (C.I.S.R.A.P.) of Brescia, Italy Data analysis shows the important relevance for the evaluation of the presence of spontaneous and cultivated plants utilized by the ancient peruvian populations.



Introduzione

 

Agli inizi del nostro secolo arrivano sui mercati europei opere d'arte del Perù, tra cui alcuni vasi policromi di una ignota cultura precolombiana: ne fu accertata la provenienza dalla zona di Nazca, nome della cittadina della costa peruviana in seguito usato (con la grafìa Nazca) per denominare la cultura sconosciuta che ha prodotto l'artistico materiale fittile. La profusione di elementi fitomorfi, rappresentati nelle ceramiche e nei tessuti della Cultura Nazca, fu per alcuni studiosi uno stimolo per cimentarsi nell'identificazione botanica dei vegetali raffigurati. Il tentativo più conosciuto è quello del botanico Yacovleff (1933) che ipotizza l'antica coltivazione della Jìquima, Pachyrrhizus sp., partendo inizialmente dall'analisi dell'iconografia fitomorfa Paracas e Nazca ed in seguito dal materiale proveniente da scavi archeologici (Yacovleff, Muelle, 1934). La prima informazione scientifica sui resti botanici presenti in Cahuachi è, probabilmente, quella di Maldonado (1952), che analizzò coproliti umani ivi rinvenuti per individuare i componenti della dieta degli antichi peruviani. Negli anni 1984-85 Silverman De Mayer effettua scavi archeologici in Cahuachi; nella sua tesi di dottorato (1986) ed in una pubblicazione successiva (1993) presenta l’elenco dei vegetali da lei reperiti. Nel 1984 iniziano le ricerche della missione archeologica italiana patrocinata dal Centro Italiano Studi e Ricerche Archeologiche Precolombiane (C.I.S.R.A.P.) di Brescia, diretta dal Dott. Giuseppe Orefici. Le ricerche proseguono sino ai giorni nostri nelle diverse fasi del "Progetto Archeologico Nazca”. I risultati delle analisi dei resti botanici recuperati dalla missione italiana, sono inseriti in modo completo nelle relazioni di campo presentate annualmente all’Istituto Nazionale di Cultura Peruviano e sono riportati in maniera schematica nella seguente esposizione.



Materiali e metodi

 

Cahuachi, ubicato a 15° di latitudine sud ed a 75° di longitudine ovest, fa parte del Dipartimento di Ica sulla costa centrale peruviana, si trova ad una altitudine di circa 500 metri sul livello del mare e dista 30 Km. in direzione ovest dalla cittadina di Nazca e, sulla stessa traiettoria, a 40 Km. dall'Oceano Pacifico. L’ambiente ecologico è definito "Deserto Pre-Montano" con un clima semiarido (Onern, 1971): le scarse precipitazioni non superano i 3 mm di media annuale. Le temperature sono comprese mediamente tra i 28°C le massime e gli 11°C le minime.

Il suolo della vallata di Nazca è di origine alluvionale e di natura argillo-sabbiosa, con un pH oscillante tra 7,9 e 8,4, con una moderata presenza di sali (Onern, 1971).

La zona archeologica copre una superficie di quasi 24 Km2, è situata sulla riva sinistra del Rio Nazca, fiume a carattere torrentizio, la cui portata idrica dipende dalle piogge che cadono sulla Sierra, fenomeno che condiziona gran parte della risorse idriche e le attività agricole della vallata di Nazca.

Il materiale archeologico proveniente dagli scavi è conservato nel deposito del Centro di Investigazione che la missione italiana ha edificato in Nazca. Nei laboratori del Centro sono state eseguite le analisi e le osservazioni che non possono essere effettuate in campo.

In generale l'investigazione sul campo consiste in una analisi macroscopica del materiale botanico: l'osservazione dei campioni minuscoli si effettua dopo aver passato il suolo al setaccio con maglie quadrate aventi misure che variano da 2 a 0,5 mm.

Per l'identificazione botanica e la posizione tassonomica dei campioni sono stati utilizzati vari manuali e pubblicazioni. Vengono di seguito riportati alcuni tra i più importanti: Yacovleff, Herrera (1934-35); Weberbauer (1945); Engler (1953); Mcbride (1956); Ruiz, Pavon (1957); Towle (1961); Ferreyra (1979, 1986); Purseglowe (1984); Soukup (1987); Tovar (1993); Mostacero, Mejìa (1993); Sagàstegui, Leiva (1993).

È risultato di estrema utilità l'allestimento di un erbario con i campioni della vegetazione attuale circondante Cahuachi nonchèé la consultazione dell'Erbario del Museo Naturai “Javier Prado" di Lima.

L’erbario ha posto in rilievo che le specie reperite negli scavi sono presenti, in maggioranza, nell'attuale vegetazione della vallata di Nazca.



Risultati e discussione

 

Il suolo sabbioso dell'ambiente desertico è stato un ottimo conservatore dei resti botanici che, nella loro maggioranza, derivano da offerte alimentari rituali, da piante utilizzate nei riempimenti (Piacenza, 1988) e da vegetali provenienti dai rifiuti delle attività quotidiane. La quantità dei resti botanici reperiti, selezionati e conservati nel Centro di Investigazioni di Nazca ammonta a più di 170 Kg.

Finora sono state identificate 74 specie botaniche appartenenti a 65 generi suddivisi tra 32 famiglie, che sono catalogate secondo il registro tassonomico Zander (1984). Le specie spontanee individuate sono 36, quelle commestibili 22 (di cui 2 spontanee), le medicinali 9 (tutte spontanee) ed infine altre 8 specie spontanee che potremmo definire semicoltivate.

Caratteristica principale del sito &grave di essere un centro cerimoniale e rituale (Strong, 1957), da cui una casta teocratica dirigeva le attività della popolazione Nazca gi&grave diversificata in strati sociali (Orefici, 1992, 1993). La società Nazca si sviluppa a partire dal 350 a.c. fino al 550 d.C., sebbene le prime manifestazioni culturali siano ben più antiche.

In Cahuachi le offerte rituali dei prodotti agricoli sono numerose, probabilmente composte dai migliori esemplari, sono depositate nel terreno dentro contenitori di terracotta o avvolte in tessuti, sovente interrate in semplici pozzetti. I doni di frutti della terra possono consistere sia da pochi esemplari come da considerevoli quantità di prodotti agricoli. In genere i pozzetti contengono offerte monospecifiche, tuttavia esistono anche quelle composte da più specie botaniche.



Il mais è il prodotto agricolo più impiegato nelle offerte, seguito dai fagioli e dai tuberi. Tra le piante da frutto, la Campomanesia è offerta in modo considerevole: i suoi frutti, da poche unità a centinaia di esemplari, appaiono in quasi tutti gli strati e livelli di scavo.

Le offerte agli dei depositate nel sito archeologico Cahuachi non appartengono solo alle specie alimentari, ma anche a specie utilitarie come ad esempio cotone, Gossypium sp., prodotto di alto valore socioeconomico. Da un pozzetto si recuperarono un migliaio di semi del cotone, questo significa che richieste umane agli dei non erano finalizzate a chiedere la benevolenza divina solamente sulle piante alimentari, ma anche su vegetali utili alla propria esistenza.

L’antico agricoltore Nazca ha coltivato un buon numero di piante alimentari sfruttando intelligentemente le limitate risorse idriche della zona, realizzando una rete di canali sotterranei che captavano acque filtranti (Gonzales Garcia, 1935; Mej Hesspe, 1939; Rossel Castro, 1942; Schreibe: Lancho, 1988) che si disperdevano nel sottosuolo. L’acqua era convogliata in capienti bacini e da questi distribuita nei campi per l'irrigazione.

Le piante alimentari coltivate comprendono per lo meno undici generi: tra questi la maggior parte appartiene alla famiglia delle Leguminosae con i generi Arachis, Canavalia, Pachyrrhizus, Phaseolus. Le specie fornitrici di tuberi e rizomi sono presenti con generi Manihot, Ipomoea, Canna. Naturalmente sono presenti anche le due specie tipiche delle colture pre-colombiane: Zea mays presente con 3 varietà (Proto confite iqueno, Proto kulli e Confite morocho), ed il peperoncino, Capsicum sp. (ajì). La famiglia delle Cucurbitaceae è presente nelle coltivazioni con due generi: Cucurbita, con le specie C. maxima e C. moschata e Lagenaria sp. A queste piante vanno aggiunti i cinque generi fornitori di frutta: Inga sp. Bunchosia sp., Campomanesia sp., Psidium sp. Pouteria sp., che si pongono tra le piante semi-coltivate, in quanto esistono normalmente allo stato spontaneo e probabilmente facevano parte della dieta assieme ad altre specie spontanee raccolte. L'elenco delle specie antiche identificate è riportato di seguito e per alcune di esse sono citati i nomi volgari locali.


 

Articolo su "La Repubblica" del 14/02/2010 di Don Paolo Farinella
Parole molto belle che danno forza di vivere, la forza di comprendere antiche civiltà, forza che ha sempre avuto Luigi in tutti i suoi lavori.
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Lettera del Prof. Orefici ai soci del C.I.S.R.A.P. dell'accaduto
Qui di seguito potete visualizzare la lettera che il Prof. Giuseppe Orefici ha inviato ai soci del C.I.S.R.A.P. e del Proyecto Nasca.
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